24 Novembre 2025
5 min. lettura

Ruvolo, Lettera aperta a John Elkann

La Voce dell’Imprenditore pubblica la lettera aperta che il nostro editore, Stefano Ruvolo, ha indirizzato al dott. John Elkann. Una lettera che nasce da un’iniziativa seria, trasparente e industrialmente fondata: la proposta avanzata da LVDI S.r.l., insieme a una cordata di imprenditori italiani, per valutare l’acquisizione del quotidiano La Repubblica.

Non si tratta di un gesto simbolico né di un esercizio retorico. È un atto di responsabilità verso un asset editoriale che rappresenta un pezzo importante della storia culturale e democratica del Paese. In un momento in cui il tema dell’interesse nazionale torna centrale in ogni settore strategico, riteniamo fondamentale ribadire che testate come Repubblica costituiscono parte integrante del patrimonio italiano e, come tali, meriterebbero di rimanere in mani italiane.

Con questa pubblicazione intendiamo dare piena trasparenza alla nostra posizione e alla visione industriale che sostiene l’iniziativa: un progetto che guarda alla tutela dell’identità del giornale, al rafforzamento del suo ruolo nel sistema informativo e alla valorizzazione del tessuto produttivo italiano che ogni giorno contribuisce alla crescita del Paese.

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio Dott. Elkann,

Le scrivo nella mia veste di imprenditore, editore e presidente di una grande confederazione di imprenditori italiani. Ogni giorno vivo, insieme alle imprese che rappresento, le fragilità, le paure e le difficoltà di chi continua a mandare avanti l’economia reale nonostante un sistema che spesso li ignora. È da questa prospettiva che Le rivolgo questo appello.

Negli ultimi giorni il mio gruppo LVDI s.r.l. ha manifestato il nostro interesse per la testata La Repubblica. Lo abbiamo fatto senza clamore, senza scorciatoie, senza cercare visibilità. Lo abbiamo fatto perché riteniamo che Repubblica sia un asset strategico nazionale. Non un giornale qualunque, ma un pezzo dell’architettura civile del Paese, un presidio della nostra cultura democratica, un elemento centrale dell’identità italiana. Ecco perché Le chiedo una cosa molto semplice: a parità di condizioni economiche, mantenga La Repubblica in mani italiane.

Il gruppo che rappresento è giovane, ma ha le spalle larghe. Siamo nati senza scorciatoie e senza rendite, abbiamo costruito tutto con il lavoro, la competenza e una visione chiara. Non ci spaventa nessuna sfida, nemmeno la più grande. E oggi sentiamo il dovere di fare un passo avanti per dare una voce forte, autorevole e indipendente al popolo degli imprenditori. Un popolo che oggi non si sente rappresentato né da una politica immobile, distante, autoreferenziale, né da un sistema mediatico che non comprende più i bisogni di chi produce valore, lavoro e futuro.

Non chiediamo privilegi. Non chiediamo sconti. Chiediamo rispetto. Chiediamo pari dignità. Chiediamo quantomeno un confronto. Se Repubblica deve essere ceduta, ci sia data la possibilità di illustrare la nostra visione per il giornale e per il Paese. Se il problema sono le garanzie, siamo pronti a fornirle immediatamente. Se il dubbio è la solidità industriale della nostra proposta, siamo pronti a dimostrarla con i fatti. Ma non comprendiamo perché, a parità di offerta, un investitore straniero debba essere avvantaggiato rispetto a chi vive, conosce e difende questo Paese.

Una proprietà straniera, per quanto rispettabile, non potrà mai interpretare fino in fondo la complessità dell’Italia, le sue contraddizioni, la sua storia industriale, la sua cultura, il suo capitale umano. Non potrà dare voce a quel tessuto produttivo che oggi è rimasto orfano di rappresentanza. Non potrà capire ciò che vive chi ogni giorno apre un’impresa, rischia, investe, assume, innova. Noi non cerchiamo ribalte personali. Cerchiamo rappresentatività. Vogliamo che La Repubblica torni ad essere un giornale capace di parlare all’Italia che lavora, all’Italia manifatturiera, all’Italia che lotta e non chiede nulla se non la possibilità di essere ascoltata.

Senza voler fare paragoni impossibili, è doveroso ricordare come il compianto Avvocato Gianni Agnelli scelse di salvare la Ferrari e mantenerla italiana perché ne riconosceva il valore simbolico, culturale e identitario. Allo stesso modo noi, oggi, sentiamo il dovere di salvaguardare La Repubblica e di mantenerla un’eccellenza italiana, perché un patrimonio nazionale non può essere separato dalla sua storia e dal Paese che rappresenta.

Per questo Le chiedo, con fermezza ma con rispetto: non prenda decisioni definitive senza aver ascoltato anche noi. A parità di condizioni economiche dia priorità alla tutela dell’interesse nazionale. L’Italia ha bisogno di simboli ma soprattutto di voce. Repubblica può tornare ad esserlo. E noi siamo pronti ad assumerci questa responsabilità.

Con stima,

Stefano Ruvolo

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