Presidente Ruvolo, con la pubblicazione dei codici CNEL il CCNL FINTECH diventa finalmente applicabile. Perché questo passaggio è così importante?
È un passaggio decisivo perché segna il momento in cui il contratto smette di essere solo una buona intuizione e diventa uno strumento concreto, pienamente utilizzabile da imprese e lavoratori. La pubblicazione dei codici CNEL certifica il riconoscimento formale del CCNL FINTECH e consente la sua applicazione a tutte le aziende del settore.
Che tipo di vuoto normativo esisteva prima di questo contratto?
Da oggi le aziende FINTECH sono tenute ad applicare il nuovo CCNL, tutelando i diritti dei lavoratori e consentendo loro di beneficiare di una contrattazione finalmente costruita sulle reali esigenze del lavoro digitale. Il nostro compito è diffondere il contratto e accompagnare le imprese nel percorso di migrazione. Prima di questo contratto esisteva un vuoto normativo evidente: il settore non aveva un riferimento contrattuale proprio ed era costretto ad adattare contratti pensati per altri ambiti, come quello metalmeccanico. Il CCNL FINTECH nasce proprio per colmare questo vuoto e riportare il settore in un quadro di piena legittimità e coerenza.
Il CCNL FINTECH nasce da un’alleanza tra più soggetti. Quanto è stato importante questo lavoro comune?
È stato fondamentale. Questo contratto è il risultato di una responsabilità condivisa tra Confimprenditori, ASSOFINTECH, APSP e le organizzazioni sindacali CIU-Unionquadri, FISMIC Confsal e UNSIAU CIU. Tutti abbiamo compreso che il cambiamento del lavoro non si governa da soli e che serviva una risposta autonoma, seria e credibile. È un esempio virtuoso di relazioni industriali che anticipano i problemi invece di rincorrerli.
In che modo questo contratto risponde alle esigenze di imprese e lavoratori?
Risponde partendo dalla realtà. Il CCNL FINTECH riconosce nuove figure professionali, introduce strumenti di flessibilità compatibili con l’innovazione, valorizza le competenze digitali e dedica attenzione al welfare e alla qualità del lavoro. Non è un contratto ideologico, ma uno strumento pratico, pensato per accompagnare la trasformazione digitale del Paese senza scaricarne i costi sui lavoratori né bloccare le imprese.
C’è chi teme che nuovi contratti possano complicare il sistema. Cosa risponde a queste critiche?
Il vero problema non è avere contratti nuovi, ma continuare a usare contratti vecchi per mondi che non esistono più. Il FINTECH non è una nicchia: è l’incontro tra finanza e tecnologia, un ecosistema strategico per la competitività del Paese. Ignorarlo o inquadrarlo male significa frenare sviluppo e occupazione qualificata. Questo contratto, al contrario, semplifica, perché dà regole chiare e coerenti.
Ora che il contratto è applicabile, quali sono i prossimi passi?
Adesso inizia la fase più importante: la diffusione. Spetta a tutte le associazioni firmatarie far conoscere il CCNL FINTECH, accompagnare le imprese nella sua applicazione e spiegare ai lavoratori le opportunità che offre. Non basta aver scritto un buon contratto, bisogna farlo vivere nei luoghi di lavoro. È una responsabilità che sentiamo fortemente.
Che messaggio manda questo contratto al mondo del lavoro italiano?
Un messaggio molto chiaro: l’innovazione non deve essere subita, ma governata. E per governarla servono strumenti nuovi, non rattoppi. Il CCNL FINTECH dimostra che è possibile costruire una contrattazione moderna, autonoma e all’altezza del cambiamento. È una svolta non solo per il settore, ma per l’idea stessa di relazioni industriali nel XXI secolo.
