Dopo mesi di denunce inascoltate, il quadro si aggrava: crescita dimezzata, energia fuori controllo e filiere sotto pressione. Confimprenditori: il sistema produttivo è stato lasciato solo
Sono mesi che Confimprenditori lancia segnali chiari, circostanziati, supportati da dati concreti. Mesi in cui si denunciava un deterioramento progressivo delle condizioni economiche per le imprese, soprattutto per le piccole e medie. Oggi, a valle del referendum e in un quadro politico che appare più fragile, quegli stessi allarmi iniziano a essere condivisi da una platea più ampia di attori istituzionali e associativi. Tra questi, anche Confindustria, che nel suo ultimo rapporto del Centro Studi certifica un rischio recessione sempre più concreto per il Paese .
Il dato più evidente è quello sulla crescita: il Pil italiano per il 2026 viene rivisto al ribasso allo 0,5% nello scenario base, ma potrebbe scivolare in stagnazione o addirittura contrarsi fino al -0,7% in caso di prolungamento delle tensioni geopolitiche.
A pesare è soprattutto lo shock energetico, alimentato dal conflitto in Medio Oriente e dalle criticità lungo le principali rotte di approvvigionamento. Le simulazioni indicano aumenti dei prezzi dell’energia fino al 60% in pochi mesi e oltre il 130% nello scenario peggiore, con un impatto diretto sulla competitività industriale e sulla tenuta delle filiere produttive.
Non si tratta di scenari teorici. I primi effetti sono già visibili nei territori. Secondo le analisi della Cna Lombardia, nel 2026 le imprese del Nord Italia si troveranno a sostenere oltre 5 miliardi di euro in più di costi energetici, con un incremento medio del 22%.
Il gas segna un +28%, l’energia elettrica +19%. Un aumento che si scarica direttamente su manifattura, commercio e servizi, comprimendo margini e investimenti. “L’impresa resiste, si adatta, si innova, ma è molto difficile andare avanti così”, ha dichiarato il presidente di Cna Lombardia Giovanni Bozzini, evidenziando una pressione ormai sistemica su credito, energia e filiere.
Lo stesso allarme arriva dal settore agricolo.
Confagricoltura parla apertamente di una fase simile a quella pandemica”, chiedendo un nuovo Temporary Framework europeo e deroghe al Patto di Stabilità. I dati sono altrettanto significativi: il gasolio agricolo è quasi raddoppiato in pochi giorni, i fertilizzanti registrano aumenti fino al 30-40% e si segnalano già difficoltà nelle forniture. Il rischio, secondo il presidente Massimiliano Giansanti, è quello di compromettere intere stagioni produttive, con effetti a catena su prezzi e disponibilità di beni alimentari.
Il quadro si completa con le tensioni sul commercio internazionale. Le stime indicano fino a 16 miliardi di euro di export italiano a rischio a causa dei dazi e delle nuove dinamiche globali, mentre cresce la pressione competitiva di economie come la Cina nei settori a medio-alta tecnologia. Allo stesso tempo, emergono criticità strutturali: calo demografico, fuga di giovani qualificati, bassa occupazione giovanile. Elementi che riducono la capacità del sistema produttivo di reagire agli shock.
In questo contesto, la richiesta che arriva dalle principali organizzazioni è chiara: servono misure urgenti, coordinate e incisive.
Confindustria invoca un intervento europeo sul modello degli Eurobond e un rafforzamento del mercato unico dell’energia.
Confagricoltura chiede strumenti straordinari di sostegno. Le associazioni territoriali denunciano una crisi già in atto.
Ma il punto politico resta un altro. Queste analisi arrivano oggi, quando i segnali di difficoltà sono ormai evidenti. Confimprenditori, al contrario, ha denunciato per tempo una situazione che oggi viene riconosciuta anche da altri. Una differenza non solo di lettura, ma di responsabilità.
“Da mesi denunciamo il deterioramento delle condizioni economiche per le imprese italiane, in particolare per le piccole e medie, che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo. Abbiamo parlato di energia fuori controllo, di credito che si restringe, di filiere sotto pressione quando altri minimizzavano o restavano in silenzio. Oggi finalmente molti si accorgono della gravità della situazione. Ma il tempo perso pesa. Confimprenditori continuerà a chiedere interventi concreti e immediati, perché le imprese non possono più aspettare”, afferma il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.
