Con 160 voti favorevoli, 99 contrari e 3 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il Decreto Economia, trasformandolo in legge. Un provvedimento che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe sostenere le imprese, rafforzare il sistema sanitario, incentivare la natalità, investire nelle infrastrutture e offrire un sostegno al mondo della cultura e dei media locali. Ma che, nei fatti, appare come un contenitore disomogeneo di misure sparse, senza una reale visione strategica.
Tra i punti più rilevanti del decreto c’è l’attenzione alle piccole e medie imprese, con una serie di provvedimenti tampone: sospensione delle azioni esecutive fino a fine anno, possibilità di accesso al credito garantito e detrazioni per chi ha già versato parte degli importi dovuti. Un segnale, ma insufficiente rispetto alle difficoltà che il tessuto imprenditoriale italiano continua ad affrontare, stretto tra dazi internazionali, inflazione e carenza di liquidità.
Sul fronte sanitario, si interviene sul tema delicatissimo del payback per i dispositivi medici: le aziende fornitrici potranno chiudere i contenziosi pagando solo una parte degli importi dovuti per il periodo 2015-2018. Lo Stato coprirà il resto con un fondo dedicato. È una misura che cerca di mettere ordine in uno dei tanti nodi irrisolti del nostro sistema sanitario, ma che solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine dei bilanci pubblici in sanità.
Il decreto contiene anche la proroga della sospensione della sugar tax fino al 2026, l’IVA agevolata al 5% per le opere d’arte e una maggiorazione dei contributi per le madri lavoratrici con almeno due figli. In questo caso si tratta di un bonus da 40 euro mensili che il Governo ha presentato come un incentivo alla natalità, ma che rischia di risultare del tutto simbolico, se non sarà accompagnato da un vero piano di sostegno alla genitorialità, ai servizi e all’occupazione femminile.
Sul fronte delle infrastrutture, il provvedimento estende il mandato della società che si occupa delle opere legate alle Olimpiadi di Milano-Cortina fino al 2033, destina fondi alla diga foranea di Genova e ad alcuni interventi urgenti nei sistemi idrici regionali. Sono previsti investimenti anche per l’edilizia carceraria, la rigenerazione urbana, la protezione civile e la sicurezza stradale. Ma l’impressione generale è quella di un elenco di interventi più che di una visione integrata di sviluppo territoriale.
Non mancano i riferimenti al mondo della cultura e dell’informazione locale: 30 milioni di euro destinati alle librerie, 10 milioni al Fondo per la cultura, 16,5 milioni a favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali. Piccoli segnali di attenzione a settori spesso dimenticati, ma anche in questo caso manca un progetto di medio periodo.
Nel decreto trova spazio anche un intervento sul fronte della ricerca scientifica e sanitaria, con un impegno pluriennale di 42 milioni di euro destinato agli IRCCS pediatrici e ai centri oncologici avanzati. Inoltre, si amplia il ruolo dell’Inail nel campo della riabilitazione e della protesica. È uno dei pochi ambiti in cui il Governo sembra aver tracciato una linea più chiara.
In sintesi, il Decreto Economia mette in fila una lunga serie di misure parziali, spesso utili, ma prive di una regia complessiva. La sensazione è quella di un Governo che reagisce a emergenze e pressioni, ma che fatica a costruire una strategia economica di ampio respiro. Le imprese, i lavoratori, le famiglie, chiedono risposte concrete e durature. Questo decreto, nonostante i buoni intenti, rischia di non bastare.
