Nuovo stop sul dossier Mercosur. Questa volta non per un veto formale degli Stati membri, ma per un’iniziativa politica precisa: un blitz della sinistra europea che ha chiesto il rinvio dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con l’obiettivo di verificarne la piena compatibilità giuridica con i Trattati UE.
L’azione è partita da un gruppo di eurodeputati dell’area progressista e ambientalista, che hanno sollevato dubbi sulla natura dell’intesa e sulla procedura di ratifica. In particolare, la contestazione riguarda la qualificazione dell’accordo come “EU-only”, quindi ratificabile senza il passaggio nei parlamenti nazionali, anziché come accordo “misto”. Secondo i promotori del ricorso, l’intesa inciderebbe su competenze condivise – dall’ambiente all’agricoltura, fino agli standard sociali – rendendo necessario il coinvolgimento diretto degli Stati membri.
La richiesta di rinvio alla Corte di giustizia ha di fatto congelato l’iter, riaprendo una partita che sembrava avviata verso la fase finale dopo oltre vent’anni di negoziati. Una mossa politica che ha immediatamente polarizzato il dibattito a Bruxelles.
Da un lato i gruppi della sinistra e dei Verdi rivendicano la necessità di “chiarezza giuridica” e di maggiori garanzie su sostenibilità ambientale, diritti dei lavoratori e tutela delle produzioni agricole europee. Per queste forze politiche, il ricorso alla Corte rappresenta uno strumento legittimo per evitare forzature istituzionali e blindare l’accordo su basi più solide.
Dall’altro lato, il fronte liberale e popolare, insieme a una parte dei conservatori, parla apertamente di manovra dilatoria. Secondo questi gruppi, il rinvio alla Corte rischia di tradursi in un blocco di fatto dell’accordo, con conseguenze rilevanti sul piano commerciale e geopolitico. La preoccupazione è che il contenzioso giuridico possa allungare i tempi di anni, esponendo l’Unione Europea a una perdita di credibilità nei confronti dei partner sudamericani.
Le divisioni attraversano anche le delegazioni nazionali. In Francia e Austria restano forti le resistenze legate all’impatto sull’agricoltura, mentre Spagna e Germania continuano a spingere per una rapida conclusione dell’intesa. In Italia, il dibattito politico appare più sfumato, ma il tema è seguito con attenzione soprattutto dal mondo produttivo e dall’export.
Al momento, la Commissione europea prende atto dell’iniziativa e attende gli sviluppi, ribadendo la legittimità dell’impianto giuridico dell’accordo. Tuttavia, il rinvio alla Corte di giustizia introduce un elemento di incertezza che pesa sull’intero dossier.
Il risultato è un nuovo stallo su un accordo strategico, con il Mercosur che torna al centro dello scontro politico europeo, non più sul merito economico dell’intesa, ma sul terreno – altamente sensibile – delle regole, delle competenze e degli equilibri istituzionali dell’Unione.
