15 Dicembre 2025
2 min. lettura

Fine della democrazia ad Hong Kong

Jimmy Lai è stato dichiarato colpevole. La sentenza, emessa dai giudici Alex Lee, Esther Toh e Susana D’Almada Remedios del tribunale di West Kowloon, sancisce la responsabilità dell’editore di Apple Daily per collusione con forze straniere e sedizione nell’ambito del processo sulla violazione della legge sulla sicurezza nazionale. È un verdetto storico, atteso ma non per questo meno drammatico: il simbolo più riconoscibile della resistenza democratica a Hong Kong è ora, ufficialmente, un criminale secondo la giustizia cinese.

Il caso Lai, però, non si esaurisce nelle aule di tribunale. La sua figura è diventata negli anni l’emblema della libertà di stampa in un territorio che, fino a pochi anni fa, rappresentava l’ultima grande isola di diritti civili sotto la sovranità di Pechino. Con la chiusura di Apple Daily, il congelamento dei conti e l’arresto dei suoi giornalisti, il messaggio era già chiaro: non c’è spazio per un’informazione indipendente. Oggi la sentenza lo ribadisce in modo definitivo.

Le accuse mosse contro Lai – sovvertimento attraverso propaganda sediziosa e collaborazione con Paesi occidentali – sono il cuore del nuovo paradigma imposto dalla legge sulla sicurezza nazionale. Una norma che non distingue tra dissenso e minaccia, tra critica e sabotaggio, e che permette di trasformare ogni editoriale, ogni intervista, ogni parola scomoda in un potenziale reato. È dentro questo schema che i giudici hanno collocato l’intera attività dell’imprenditore-editoriale.

Il verdetto è destinato a pesare ben oltre Hong Kong. Per l’Occidente rappresenta la conferma che la promessa del “un Paese, due sistemi” è ormai archiviata. Per il mondo dell’editoria internazionale è un monito: quando la libertà di informazione si indebolisce, la democrazia non tarda a seguirla. E per le imprese globali che operano in Asia è un segnale di quanto il contesto politico sia ormai indissolubilmente legato ai rischi reputazionali e di governance.

La vicenda di Jimmy Lai non riguarda solo un imprenditore coraggioso. Riguarda la credibilità del sistema internazionale nel difendere chi sceglie di esporsi per proteggere un principio. Lai avrebbe potuto lasciare Hong Kong. Avrebbe potuto evitare l’arresto. Ha scelto di restare, consapevole del prezzo.

Oggi quel prezzo è diventato sentenza. E il suo significato va oltre la persona: è la fotografia di un territorio che ha perso ciò che lo rendeva unico. La condanna di Jimmy Lai non è solo una pagina giudiziaria. È la fine di un’epoca. E il mondo non può fingere di non averlo visto.

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