La presentazione del libro di Antonio Mazzocchi, L’orologiaio di Borgo Pio, ha trasformato il Parlamentino romano di Confimprenditori in un luogo di riflessione e confronto sulla memoria, sull’identità e sulle trasformazioni di Roma. Un pubblico attento e numeroso ha seguito l’autore nel racconto delle ragioni che lo hanno spinto a scrivere quest’opera, nata dal desiderio di restituire voce a un mondo antico, quello delle botteghe artigiane e dei mestieri, oggi sempre più fragile di fronte alla modernità.
Il romanzo racconta la vicenda di un artigiano che diventa simbolo di una città in continuo mutamento, un orologiaio che custodisce non solo il tempo ma anche la memoria di un tessuto sociale fatto di tradizioni, relazioni e identità collettiva. Nelle sue pagine si intrecciano destini individuali e cambiamenti storici, restituendo al lettore l’immagine di una Roma che cambia pelle senza smarrire del tutto le proprie radici.
All’evento hanno preso parte anche la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, e l’onorevole Ettore Rosato, che hanno sottolineato il valore culturale e sociale di un’opera capace di riportare al centro del dibattito il tema della memoria storica e della salvaguardia delle identità locali.
Il presidente nazionale di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, nel suo intervento ha ribadito di aver voluto ospitare questa presentazione “perché crediamo che il racconto della memoria e delle tradizioni non sia separato dal mondo dell’impresa. La crisi delle botteghe artigiane e delle piccole attività è anche la crisi di un modello culturale ed economico che ha fatto grande l’Italia. Difendere queste radici significa difendere il futuro stesso del nostro sistema produttivo”.
Il dibattito che ha seguito la presentazione ha confermato la centralità di questi temi. La scomparsa progressiva delle botteghe, l’avanzata della grande distribuzione e la trasformazione urbanistica di Roma rischiano di impoverire non solo l’economia locale ma anche la vita sociale dei quartieri. L’orologiaio di Borgo Pio diventa quindi il simbolo di un mondo che resiste con fatica e che ha bisogno di sostegno e valorizzazione per continuare a vivere.
La serata si è conclusa con un lungo applauso e con la sensazione che il libro di Mazzocchi possa stimolare un dibattito più ampio, non solo letterario ma anche civile ed economico. La scrittura limpida e incisiva dell’autore accende una luce su ciò che rischia di restare nell’ombra, invitando a guardare Roma con occhi nuovi e a comprendere che non esiste futuro senza memoria.
