18 Novembre 2025
3 min. lettura

Elkann, L’Ue cambi rotta sull’automotive

In una recente intervista concessa a Politico, John Elkann ha lanciato un messaggio che merita attenzione: l’industria automobilistica europea è a un punto critico e, senza un cambio di rotta, rischia di perdere definitivamente la propria capacità produttiva. Le sue parole arrivano in un momento in cui la transizione ecologica è guidata più dalla politica che dalla realtà industriale, con regolamenti che spesso ignorano i tempi, i costi e le esigenze delle imprese.

Elkann pone alcune richieste precise. La prima riguarda i target emissivi per il 2030: secondo lui non dovrebbero essere imposti come valori rigidi anno per anno, ma calcolati su un periodo pluriennale. Una flessibilità che permetterebbe alle case automobilistiche di pianificare investimenti e progettazione con maggiore stabilità, evitando una rincorsa continua a scadenze mutevoli e spesso scollegate dalla capacità produttiva reale.

La seconda proposta è un grande piano europeo di rottamazione, necessario per svecchiare un parco auto che in molti Paesi ha un’età media insostenibile e per sostenere la domanda interna. Incentivi, sgravi, crediti CO₂: strumenti già utilizzati in passato, capaci di rilanciare filiere industriali oggi in affanno. Senza un intervento strutturale sulla domanda, ogni strategia di transizione rischia di restare confinata nei documenti ufficiali, lontana dalla vita quotidiana delle persone.

Un altro tema centrale è quello delle tecnologie. L’Europa continua a puntare quasi esclusivamente sull’elettrico, mentre Stati Uniti e Cina hanno scelto un approccio più pragmatico e diversificato. Elkann sostiene che l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2035 può essere mantenuto, ma solo se si permette lo sviluppo di soluzioni alternative: ibridi avanzati, motori alimentati da carburanti rinnovabili, percorsi intermedi in grado di accompagnare la trasformazione senza annientare settori industriali ancora vitali. La transizione, per funzionare davvero, non può essere monolitica.

Il presidente di Stellantis chiede anche di separare la regolamentazione delle autovetture da quella dei veicoli commerciali leggeri, filiere con esigenze e costi radicalmente diversi. E rilancia il tema del contenuto locale europeo nelle piccole auto elettriche: senza una filiera interna competitiva, il rischio è che l’Europa si specializzi solo nel consumo, mentre la produzione resterà altrove.

Il messaggio complessivo è chiaro: così com’è impostata oggi, la politica industriale europea rischia di trasformarsi in una macchina che produce norme ma non produce più automobili. Una transizione a cui mancano pragmatismo, realismo e visione industriale. E il ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina rischia di diventare irreversibile.

Per l’Italia, le parole di Elkann hanno un peso ancora maggiore. Il nostro settore automotive, già fragile, ha bisogno di una strategia che accompagni davvero la transizione, senza scaricare i costi su imprese e lavoratori. Le filiere, i componentisti, i territori produttivi non possono essere sacrificati in nome di obiettivi che non tengono conto della realtà.

Non è un’allerta generica. È un avvertimento da parte di chi vive ogni giorno la sfida della produzione. E l’Europa, dopo anni di ritardi, deve decidere se vuole restare un continente industriale o se preferisce diventare un importatore di auto progettate e costruite altrove. Il tempo per decidere non è infinito.

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