Oggi: 13 Settembre 2026
26 Settembre 2025
2 min. lettura

Trump, Nuovi dazi in arrivo

Donald Trump ha alzato nuovamente il muro dei dazi. L’annuncio è arrivato con la consueta chiarezza: difendere l’industria americana e colpire chi, secondo Washington, approfitta dell’accesso al mercato statunitense senza condizioni di reciprocità. Stavolta nel mirino ci sono i prodotti europei, con un impatto che rischia di essere devastante soprattutto per l’Italia.

Il provvedimento prevede nuove tariffe doganali che colpiranno settori chiave del Made in Italy: agroalimentare, moda, automotive e componentistica. Una scelta che, nelle intenzioni di Trump, dovrebbe proteggere il lavoro americano, ma che per le imprese europee rappresenta una barriera quasi insormontabile. L’Italia, che esporta verso gli Stati Uniti merci per oltre 65 miliardi di euro l’anno, vede ora compromessa una delle sue rotte commerciali più redditizie.

Il paradosso è evidente. Mentre l’Europa si ostina a inseguire obiettivi ambientali ideologici che mettono in ginocchio le sue imprese, gli Stati Uniti giocano una partita dura e pragmatica, imponendo regole che favoriscono la produzione interna e scoraggiano la concorrenza estera. L’Italia, intrappolata tra Bruxelles e Washington, rischia di diventare il vaso di coccio.

Le piccole e medie imprese italiane sono le prime vittime di questo scenario. Nel settore agroalimentare, già sotto pressione per i costi energetici e le difficoltà logistiche, i nuovi dazi significano perdita di competitività immediata. Nel tessile e nella moda, comparti che hanno costruito l’identità del Made in Italy nel mondo, ogni punto percentuale di tariffa equivale a margini azzerati. Nell’automotive e nella componentistica, già colpiti dal Green Deal, la chiusura del mercato americano può rappresentare la condanna definitiva.

Di fronte a questo attacco, l’Europa appare disarmata. Le istituzioni comunitarie parlano di negoziati, ma non hanno né la forza né la volontà di adottare contromisure efficaci. E intanto le nostre imprese pagano il prezzo della debolezza politica e dell’assenza di una strategia industriale credibile.

Il rischio è che l’Italia perda, in un colpo solo, due dei suoi asset più importanti: la possibilità di esportare in un mercato dinamico come quello americano e la capacità di produrre competitivamente in Europa. Le PMI non possono resistere a lungo in questo scenario. O il governo italiano avrà il coraggio di alzare la voce e difendere il nostro tessuto produttivo, oppure saremo destinati a veder crollare interi settori strategici, mentre a Washington festeggeranno e a Bruxelles continueranno a parlare di transizione verde.

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