Oggi: 13 Maggio 2026
29 Settembre 2025
3 min. lettura

Made in Italy, Crolla l’export verso gli USA

Il mercato americano, che negli ultimi anni aveva rappresentato uno dei principali sbocchi per il Made in Italy, registra una contrazione significativa. I dati più recenti segnalano un calo delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti superiore al 20 per cento su base annua. Si tratta di una frenata netta che interrompe un trend positivo consolidato e che colpisce comparti fondamentali dell’economia nazionale.

Nel 2024 l’Italia aveva esportato beni negli Stati Uniti per oltre 70 miliardi di euro, con una crescita a doppia cifra rispetto al 2023. La spinta riguardava soprattutto i settori dell’agroalimentare, della moda, della meccanica di precisione e della componentistica. Nei primi mesi del 2025, tuttavia, la tendenza si è invertita. Nel solo mese di agosto le vendite verso gli Stati Uniti hanno segnato una diminuzione del 21,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello europeo la riduzione è ancora più marcata, con l’export complessivo dell’Unione verso il mercato americano in calo di oltre un terzo.

Il contraccolpo si inserisce in una fase di forte volatilità dei flussi commerciali internazionali. La bilancia commerciale italiana con gli Stati Uniti, che nel 2024 presentava un saldo positivo di circa 35 miliardi di euro, rischia di ridimensionarsi sensibilmente se la tendenza dovesse consolidarsi. Alcuni analisti stimano che la perdita di export nel 2025 potrebbe superare i 10 miliardi di euro, incidendo per circa mezzo punto percentuale sul prodotto interno lordo.

Il calo non è uniforme tra i settori. La moda e il lusso, che da soli rappresentano oltre il 25 per cento dell’export italiano verso gli Stati Uniti, hanno registrato un arretramento vicino al 15 per cento. Più marcato il crollo della meccanica e dei beni strumentali, con flessioni superiori al 30 per cento. In difficoltà anche il comparto agroalimentare, che negli ultimi anni aveva trovato negli Stati Uniti un mercato dinamico: vino, olio e prodotti trasformati segnano un calo di circa il 12 per cento.

Le ragioni di questa contrazione sono molteplici. Incidono l’aumento dei costi logistici, la debolezza della domanda americana in alcuni comparti e le politiche tariffarie introdotte negli ultimi mesi da Washington, che hanno reso meno competitivo il prezzo di alcuni prodotti europei. A ciò si aggiunge l’effetto cambio: la rivalutazione dell’euro sul dollaro ha ridotto il margine di competitività delle esportazioni italiane, con un differenziale che in alcuni casi ha inciso fino al 7-8 per cento sul prezzo finale.

Il dato più allarmante riguarda le prospettive. Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di destinazione per l’Italia dopo Germania e Francia e assorbono circa il 10 per cento dell’export nazionale. Una riduzione strutturale degli scambi con questo partner avrebbe ripercussioni dirette su migliaia di imprese, in particolare nel Nord Italia, dove si concentrano i distretti manifatturieri più orientati all’internazionalizzazione.

Per il momento la frenata si traduce in ordini rinviati o ridotti, ma se la dinamica dovesse protrarsi il rischio è quello di una contrazione più ampia della produzione industriale. Le prime stime indicano una perdita potenziale di oltre 50.000 posti di lavoro collegati all’export se il calo dovesse stabilizzarsi nell’arco di dodici mesi.

Il quadro resta quindi incerto. La variabile decisiva sarà la capacità delle imprese italiane di diversificare i mercati di sbocco e di mantenere competitività nonostante un contesto globale caratterizzato da instabilità valutaria, rincari energetici e politiche commerciali sempre più protezionistiche. Quel che appare certo è che la stagione di forte espansione dell’export italiano negli Stati Uniti ha subito una battuta d’arresto che difficilmente potrà essere riassorbita in tempi brevi.

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