Oggi: 13 Settembre 2026
24 Giugno 2025
3 min. lettura

Cala l’inflazione ma aumentano i costi

L’Italia respira, ma solo a metà. I dati diffusi dall’Istat confermano che l’inflazione è in netto rallentamento rispetto ai picchi dell’anno passato, complice il calo dei prezzi energetici e un raffreddamento della domanda interna. Ma per le piccole e medie imprese italiane la pressione resta altissima. I costi fissi non si sono ridotti in proporzione, il credito è ancora difficile da ottenere e i margini continuano ad assottigliarsi.

Nonostante il tasso di inflazione sia sceso al di sotto del 2%, le imprese continuano a fare i conti con l’aumento cumulato di materie prime, trasporti e logistica, che negli ultimi due anni ha inciso duramente sui bilanci. In molti casi le PMI non sono riuscite a trasferire questi rincari sui prezzi finali, soprattutto nei settori manifatturieri e dell’agroalimentare, dove la concorrenza globale impone prezzi sempre più bassi.

A preoccupare è anche il costo del denaro. La stretta della Banca Centrale Europea ha sì raffreddato l’inflazione, ma ha reso più oneroso l’accesso al credito. I tassi di interesse elevati frenano gli investimenti, soprattutto quelli in innovazione e digitalizzazione, fondamentali per mantenere la competitività in un mercato che cambia rapidamente. Le grandi imprese riescono a reagire, le piccole spesso restano bloccate. E a ogni stretta monetaria corrisponde una nuova difficoltà operativa, che si traduce in ritardi nei pagamenti, minore liquidità, meno personale assunto.

A questo si aggiunge l’incertezza fiscale. Le imprese chiedono da anni un quadro stabile e prevedibile, ma tra annunci di riforme, crediti d’imposta tagliati e misure emergenziali, si ritrovano a navigare a vista. In particolare, il taglio ai bonus per l’efficienza energetica e la mancanza di una strategia chiara sul fronte delle agevolazioni fiscali rischiano di penalizzare proprio le aziende più virtuose, quelle che investono in innovazione e sostenibilità.

In questo contesto servono misure strutturali, non provvedimenti spot. Le PMI chiedono una riforma profonda del sistema fiscale che premi chi investe, innova e assume. Occorre rafforzare gli strumenti di garanzia per l’accesso al credito, riformare i Confidi e rilanciare la rete dei centri di competenza, affinché anche le micro imprese possano accedere alle tecnologie più avanzate. È necessario, inoltre, accelerare la digitalizzazione della pubblica amministrazione e ridurre il peso della burocrazia, che ancora oggi rappresenta un costo occulto insostenibile per chi fa impresa.

La crescita dell’Italia passa da qui: da una politica economica che metta davvero al centro chi produce. Per troppo tempo si è pensato che la competitività si potesse ottenere tagliando i costi. Ora è tempo di puntare sulla qualità, sulla formazione e sulla semplificazione. Le PMI hanno dimostrato resilienza. Ma la resilienza, da sola, non basta più. Serve una strategia nazionale che riconosca il ruolo decisivo delle piccole imprese e le sostenga con strumenti adeguati, certi e accessibili. Solo così si può trasformare il rallentamento dell’inflazione in un’occasione di ripartenza reale per tutto il sistema produttivo. Perché senza PMI, non c’è futuro per l’economia italiana.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Storia precedente

Ddl PMI: Mancano le risorse per le aziende

Prossima storia

Venture Capital, l’Italia resta indietro

Le ultime da Blog

Tornasu

Da Non Perdere

Polizze catastrofali - scatta l'obbligo per le imprese

Imprese, scatta l’obbligo delle polizze catastrofali tra costi e incertezze

Le polizze catastrofali diventano obbligatorie anche per turismo e ristorazione,
Fiducia delle imprese in calo secondo l'Istat

Imprese, la fiducia cala ancora: l’Istat certifica un sistema produttivo senza slancio

Manifattura debole, consumi in rallentamento e investimenti più prudenti: il