L’estate 2025 sarà ricordata per le temperature estreme, ma anche per un’ondata di violenze e criminalità che ha colpito duramente cittadini e imprese. Eppure, mentre il Paese affronta un’escalation di furti, rapine e attacchi informatici, il tema della sicurezza è scomparso dall’agenda politica. Né governo né opposizione hanno speso una parola, e persino nelle campagne elettorali delle prossime regionali – a cominciare dalla Calabria – questo tema cruciale resta assente.
Confimprenditori lancia l’allarme: le PMI sono ormai in prima linea. Nell’ultimo anno oltre il 35% delle piccole e medie imprese italiane ha subito furti, danneggiamenti o rapine, con perdite economiche che, sommate, superano il miliardo di euro. Le rapine agli esercizi commerciali sono cresciute del 6% su base annua, mentre i furti nei negozi e nelle aziende hanno registrato un incremento del 28%. Un dato che fotografa un’emergenza quotidiana: ogni 20 minuti un’attività commerciale in Italia subisce un tentativo di intrusione o furto.
Ma la minaccia non si ferma alle strade. Il fronte digitale è ormai diventato il terreno preferito della criminalità. Nel 2024 l’Italia ha subito oltre il 10% degli attacchi informatici globali, nonostante rappresenti meno del 2% del PIL mondiale. Le PMI sono le più colpite: il 75% ha subito almeno un attacco negli ultimi dodici mesi, con un danno medio stimato in circa 60.000 euro per impresa. Numeri che per molte realtà, già soffocate da rincari e burocrazia, significano la chiusura.
Non è solo una questione economica, ma di fiducia e di sopravvivenza. In territori fragili come la Calabria, dove le PMI rappresentano oltre il 70% del tessuto produttivo e sono quotidianamente esposte al rischio di infiltrazioni mafiose, l’assenza di una strategia sulla sicurezza equivale ad abbandonare il motore stesso dello sviluppo.
“La sicurezza delle PMI deve tornare a essere una priorità nazionale”, avverte il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo. “Senza imprese sicure non esiste lavoro, non c’è crescita, non c’è futuro. Lo Stato deve tornare a far sentire la sua presenza, perché ogni volta che un negozio chiude per un furto, ogni volta che un’azienda cade vittima di un attacco informatico, a perdere non è solo l’imprenditore, ma l’intera comunità”.
La fotografia è chiara: l’Italia rischia di diventare un Paese dove è più facile colpire un’impresa che proteggerla. E in questo silenzio assordante della politica, l’allarme lanciato dagli imprenditori non può più essere ignorato.
