Oggi: 20 Settembre 2026
4 Giugno 2025
2 min. lettura

Servono più tutele per chi produce

La sicurezza non è solo un diritto dei cittadini, ma anche un diritto degli imprenditori. Perché senza sicurezza non c’è investimento, senza investimento non c’è lavoro, e senza lavoro non c’è futuro.
Male thief looking for valuables indoors

È stato approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, un pacchetto normativo che punta a rafforzare la tutela dell’ordine pubblico e la repressione di fenomeni crescenti come le baby gang, le aggressioni nei luoghi di aggregazione e il degrado urbano nelle aree ad alta densità commerciale e turistica. Il provvedimento, salutato con favore da molte amministrazioni locali, apre però anche una riflessione più ampia: quanto conta la sicurezza per chi fa impresa? E, soprattutto, è garantita?

Chi vive ogni giorno l’impresa – che sia un piccolo commerciante, un imprenditore artigiano, o un’azienda manifatturiera con dieci dipendenti – sa bene che la legalità non è un tema da convegno. È una condizione minima per poter aprire, investire, lavorare. E negli ultimi anni, troppe zone del Paese hanno visto crescere il disagio sociale e, con esso, l’insicurezza. Furti, vandalismi, racket, mancato presidio del territorio. Episodi spesso silenziosi, ma che hanno un impatto devastante sulla fiducia e sulla continuità operativa.

Il Decreto Sicurezza interviene su vari fronti, anche con misure di prevenzione, ma è fondamentale che, nel passaggio parlamentare al Senato, venga ampliata la prospettiva economica: la sicurezza è anche garantire un ambiente favorevole alle PMI. Serve più presenza di forze dell’ordine nei distretti produttivi, controlli mirati nelle zone industriali e artigianali, strumenti per facilitare la videosorveglianza condivisa tra pubblico e privato, e norme che puniscano con maggiore efficacia chi danneggia il lavoro altrui.

Non solo. In molte realtà locali, come quelle turistiche o portuali, le ordinanze restrittive per combattere la cosiddetta “malamovida” rischiano di colpire le imprese sane invece che i responsabili dei disordini. È necessario uscire dalla logica punitiva e ragionare in termini di prevenzione, educazione e responsabilità diffusa. Il rispetto delle regole va preteso da tutti, ma anche lo Stato deve essere in grado di offrire strumenti concreti per tutelare chi quelle regole le rispetta. Legalità e crescita sono alleate naturali. La sicurezza non è solo un diritto dei cittadini, ma anche un diritto degli imprenditori. Perché senza sicurezza non c’è investimento, senza investimento non c’è lavoro, e senza lavoro non c’è futuro.

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