L’apertura del primo negozio SHEIN in Francia, nel cuore del Marais a Parigi, si è trasformata in una giornata di protesta. Mentre centinaia di giovani facevano la fila per entrare nel nuovo punto vendita, fuori si sono radunati sindacati, ambientalisti e rappresentanti dell’industria tessile francese. Cartelli, cori e scontri verbali hanno accompagnato l’inaugurazione di un marchio che divide l’opinione pubblica e mette in crisi un intero modello economico.
SHEIN, colosso dell’ultra fast fashion nato in Cina e oggi con sede a Singapore, basa il proprio successo su una logica semplice: milioni di capi nuovi ogni settimana, prezzi irrisori e una produzione distribuita tra migliaia di fornitori in Asia. È una macchina industriale che vive di algoritmi e velocità, ma che da anni attira accuse di sfruttamento, impatto ambientale e concorrenza sleale.
La protesta di Parigi è nata da due micce: la scoperta, nelle scorse settimane, di articoli giudicati inappropriati sul portale online dell’azienda e l’indignazione dei produttori locali, che vedono nel modello SHEIN una minaccia diretta al tessile europeo. Il governo francese ha già annunciato l’intenzione di sospendere temporaneamente alcune attività del gruppo in attesa di verifiche sulla conformità alle normative nazionali.
Dietro la contestazione, però, c’è molto di più. C’è la rabbia di un intero comparto che si sente abbandonato, e di una società che fatica a riconoscersi in un consumo senza limiti. SHEIN non è solo un marchio, è il simbolo di un sistema che riduce la moda a un clic, e il lavoro a una variabile di costo.
La scena di Parigi non riguarda solo la Francia. In tutta Europa, e in Italia in particolare, il tema della concorrenza globale nel settore moda è ormai una questione industriale e culturale. Ogni capo prodotto a un prezzo impossibile corrisponde a un laboratorio che chiude, a un artigiano che scompare, a una filiera che si spegne.
Mentre i giovani continuano ad affollare i siti di fast fashion, il Vecchio Continente deve chiedersi quale futuro vuole per la propria identità produttiva. Il Made in Italy, come il Made in France, non può competere sul prezzo. Può competere solo sul valore. L’apertura di SHEIN a Parigi è un campanello d’allarme: non solo per il commercio tradizionale, ma per l’idea stessa di economia europea.
