L’elezione di Luciano Buonfiglio alla presidenza del Coni segna un passaggio storico, ma non una rottura. È una scelta nel solco della continuità, che punta a consolidare quanto di buono è stato costruito negli ultimi dodici anni sotto la guida di Giovanni Malagò. Una successione ordinata e condivisa, che testimonia la maturità di un sistema sportivo che ha saputo crescere, ottenere risultati internazionali e rafforzare la propria autonomia.
Buonfiglio, già vicepresidente vicario e uomo di fiducia di Malagò, è figura esperta e stimata in tutto l’ambiente sportivo. La sua elezione rappresenta una naturale prosecuzione di un modello che ha portato lo sport italiano ai vertici olimpici e paralimpici, restituendogli un ruolo centrale anche nelle politiche pubbliche e nella società civile. Il nuovo presidente eredita una struttura solida, riconosciuta in ambito internazionale, ma è chiamato a guidarla in una fase di grande trasformazione.
La sfida, infatti, non è solo quella di gestire l’enorme eredità di successi sportivi, ma anche quella di affrontare un contesto in evoluzione: digitalizzazione, sostenibilità, inclusione, nuova governance dei fondi pubblici e un rapporto sempre più complesso tra sport, scuola e salute. Il tutto con lo sguardo rivolto verso i grandi appuntamenti futuri, in primis le Olimpiadi di Los Angeles 2028 e il rilancio del movimento sportivo a livello territoriale.
Il segnale che arriva dall’elezione è chiaro: il Coni ha scelto stabilità, esperienza e continuità. Ma Buonfiglio sa bene che non basterà amministrare l’esistente. Dovrà anche innovare, rinnovare e dare risposte concrete a una base sportiva che chiede più attenzione, risorse e visione. Dovrà difendere l’autonomia dello sport dalle ingerenze politiche e burocratiche, valorizzare il ruolo sociale delle società sportive dilettantistiche e garantire che l’Italia resti protagonista non solo sul campo, ma anche nei tavoli internazionali.
Luciano Buonfiglio raccoglie dunque un testimone importante e simbolico. Lo fa con il rispetto del percorso tracciato e con la consapevolezza che la prossima partita da vincere sarà quella della riforma strutturale del sistema sportivo italiano, senza perdere ciò che in questi anni ha reso il Coni un punto di riferimento per tutto il Paese.
