È morto a 84 anni Dick Cheney, l’uomo che più di ogni altro ha incarnato il potere silenzioso di Washington. Vicepresidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009, figura chiave dell’amministrazione Bush, Cheney è stato per decenni uno dei protagonisti più influenti e controversi della politica americana.
Nato nel 1941 nel Nebraska, cresciuto nel Wyoming, ha attraversato mezzo secolo di storia americana con passo sicuro e discreto. Deputato, capo di gabinetto della Casa Bianca sotto Gerald Ford, poi segretario alla Difesa durante la presidenza di George H. W. Bush, Cheney ha rappresentato il volto più pragmatico e determinato del potere repubblicano. Ma è con la vicepresidenza di George W. Bush che la sua figura è diventata leggenda – e scandalo.
Dopo l’11 settembre 2001, quando le Torri Gemelle crollarono, fu lui a prendere il comando operativo nelle ore di caos. Da quel momento, l’impronta di Cheney si fece profonda: ampliamento dei poteri presidenziali, sorveglianza di massa, detenzioni segrete, la dottrina dell’attacco preventivo. Fu tra i principali sostenitori della guerra in Iraq, convinto che il regime di Saddam Hussein rappresentasse una minaccia imminente. Quella scelta avrebbe segnato per sempre la reputazione dell’America e la sua.
Cheney non cercava popolarità. Cercava efficacia. Dietro il volto impassibile e la voce pacata si nascondeva una visione dura, quasi machiavellica, della politica e della sicurezza. Per i suoi sostenitori, era un patriota lucido e implacabile; per i detrattori, il simbolo di un potere senza controllo, capace di piegare la legge alla ragion di Stato.
Negli ultimi anni aveva preso le distanze dall’evoluzione del suo partito, criticando apertamente Donald Trump e la deriva populista del movimento repubblicano. Difese la democrazia americana dalle tentazioni autoritarie con la stessa forza con cui, vent’anni prima, ne aveva difeso la sicurezza. Con la morte di Dick Cheney si chiude un capitolo della storia americana. Quello in cui la paura, dopo l’11 settembre, giustificava tutto: la guerra, la sorveglianza, la segretezza. Cheney ne fu l’architetto e il simbolo.
Resterà come uno dei vice più potenti della storia, e forse il più discusso. Amato o odiato, fu l’uomo che trasformò il ruolo del vicepresidente da figura cerimoniale a centro nevralgico del potere. E mentre l’America guarda avanti, resta la sua lezione – o il suo monito: la sicurezza può avere un prezzo altissimo, e a volte si paga con la libertà.
