Stellantis ha annunciato un piano d’investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, da realizzare nell’arco dei prossimi quattro anni. L’obiettivo è rafforzare la presenza produttiva sul mercato americano, ridurre la dipendenza dalle importazioni e contenere l’impatto dei dazi che, secondo le stime interne, potrebbero costare al gruppo fino a 1,7 miliardi di dollari l’anno.
Il piano prevede la riapertura dello stabilimento di Belvidere, in Illinois, chiuso nel 2023, che tornerà operativo nel 2027 con la produzione di due nuovi modelli Jeep e l’assunzione di 3.300 lavoratori. In totale, l’azienda stima la creazione di 5.000 nuovi posti di lavoro distribuiti tra Michigan, Indiana, Illinois e Ohio, le aree industriali dove Stellantis concentra le principali attività produttive del Nord America.
Una parte significativa delle risorse sarà destinata alla modernizzazione degli impianti per la produzione di veicoli elettrici e componenti per l’elettrificazione. Solo nel Michigan sono già stati stanziati 400 milioni di dollari per aggiornare tre stabilimenti orientati alla mobilità elettrica. Parallelamente, prosegue la collaborazione con Samsung SDI per la realizzazione di due gigafactory dedicate alle batterie in Indiana, con una capacità complessiva stimata di 67 GWh l’anno, sufficiente per alimentare circa 670.000 veicoli elettrici.
Con questo investimento, Stellantis punta a incrementare la produzione interna statunitense del 50% entro il 2029, riducendo la quota di veicoli importati dall’Europa e dal Messico. L’iniziativa rientra in una strategia di lungo periodo volta a rispondere alle politiche commerciali restrittive introdotte da Washington e a tutelare la competitività del gruppo in un mercato che rappresenta circa un terzo del fatturato globale.
I dati economici degli ultimi mesi confermano la necessità di un cambio di rotta. Nel primo semestre 2025 i ricavi sono calati del 13% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 74,3 miliardi di euro, mentre le vendite negli Stati Uniti nel secondo trimestre sono scese del 10% a 309.976 unità. Il rafforzamento produttivo sul territorio americano è quindi anche una risposta diretta a un contesto in cui il gruppo rischia di perdere quote di mercato e marginalità.
La decisione di investire massicciamente negli Stati Uniti segna una svolta nella strategia industriale di Stellantis. Dopo anni di delocalizzazione verso mercati a basso costo, il gruppo sceglie di riportare una parte della produzione in un’area strategica, dove il peso delle politiche commerciali e dei rapporti con il governo americano è tornato determinante.
Il piano rappresenta inoltre un segnale di fiducia verso il mercato statunitense, che resta il secondo al mondo per volumi e profitti, ma anche un messaggio politico: di fronte all’inasprimento dei dazi e alle tensioni commerciali globali, Stellantis sceglie di investire direttamente sul suolo americano, trasformando la sfida dei dazi in un’opportunità per consolidare la propria posizione industriale.
La corsa verso l’elettrico, però, resta complessa. Le fabbriche riaperte e i nuovi investimenti non basteranno da soli a garantire competitività se non saranno accompagnati da una reale riduzione dei costi produttivi e da una rete di fornitori locali capace di sostenere il ritmo della transizione. Ma il segnale lanciato da Stellantis è chiaro: il gruppo vuole restare protagonista negli Stati Uniti, anche a costo di riscrivere le proprie mappe industriali.
