Oggi: 20 Settembre 2026
29 Giugno 2025
3 min. lettura

Ruvolo, Detassare gli aumenti in busta paga

Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è ai minimi storici, stretto nella morsa di inflazione, stagnazione salariale e costi sempre più insostenibili. Un’emergenza economica e sociale che non può più essere ignorata. È questo il messaggio lanciato da Confimprenditori nel corso della presentazione ufficiale del nuovo Report del Centro Studi sul tema, svoltasi a Roma presso il Parlamentino.

A intervenire è stato il presidente dell’associazione, Stefano Ruvolo, che ha parlato senza mezzi termini: “Il tema del potere d’acquisto delle famiglie italiane non è più procrastinabile. È una priorità nazionale che riguarda sia i lavoratori che gli imprenditori. Non si può più far finta di nulla mentre le famiglie fanno i conti con bollette, mutui, spese alimentari e gli imprenditori sono strozzati da una pressione fiscale insostenibile.”

La proposta avanzata da Confimprenditori è chiara: detassare completamente gli aumenti in busta paga fino a 500 euro al mese. Una misura considerata semplice da attuare, sostenibile per le finanze pubbliche e dal forte impatto sociale. “Si tratta di un intervento a costo zero per lo Stato – ha spiegato Ruvolo – ma che produrrebbe effetti immediati sull’economia reale.”

Secondo l’analisi contenuta nel Report, la proposta avrebbe un duplice effetto positivo: da un lato, consentirebbe agli imprenditori di aumentare gli stipendi dei propri dipendenti senza doverne sostenere un costo triplicato da tasse e contributi; dall’altro, restituirebbe potere d’acquisto ai lavoratori, con ricadute concrete sui consumi interni e sulla qualità della vita delle famiglie italiane.

Ma non si tratta solo di una misura di sostegno temporaneo. Come sottolineato da Ruvolo, la detassazione mirata rappresenterebbe anche uno strumento di competitività per il sistema produttivo italiano: “È un modo per trattenere personale qualificato su cui le imprese hanno investito in formazione e competenze, evitando la fuga di talenti e la desertificazione di professionalità nei settori strategici della nostra economia.”

Il presidente di Confimprenditori ha poi criticato l’approccio emergenziale e frammentario finora adottato: “Non servono altri bonus a pioggia o provvedimenti una tantum. Serve una scelta politica chiara: sostenere chi lavora, chi produce, chi crea valore. E farlo adesso, perché ogni rinvio rischia di compromettere la tenuta economica e sociale del Paese.”

Infine, un’apertura al confronto: “Siamo pronti a collaborare per definire un piano efficace e subito operativo. Il tempo delle analisi è finito. Serve il coraggio delle decisioni.”

In un Paese dove il dibattito sul salario minimo si intreccia con l’urgenza della produttività e della competitività, la proposta di Confimprenditori apre un nuovo fronte nel confronto tra politica, imprese e lavoratori. Un fronte che, se ignorato, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza nazionale.

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