La nuova manovra economica approvata dal Governo ammonta a circa 30 miliardi di euro e punta a sostenere i redditi medio-bassi, favorire la crescita delle imprese e contenere il debito pubblico. È una legge di Bilancio che cerca un equilibrio difficile tra il bisogno di rilanciare l’economia e quello di rispettare i vincoli di bilancio europei.
Il provvedimento conferma in via strutturale il taglio del cuneo fiscale, misura già applicata negli ultimi anni, e riorganizza l’IRPEF su tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000 euro, e 43% oltre questa soglia. L’obiettivo è ridurre la pressione fiscale sul lavoro e alleggerire la busta paga dei lavoratori.
Per le imprese arriva un segnale forte con la nuova IRES premiale, che scende dal 24% al 20% per le aziende che reinvestono almeno l’80% degli utili, di cui una parte in beni innovativi e digitali, e che aumentano la base occupazionale. È un incentivo pensato per stimolare gli investimenti e premiare chi produce e assume in Italia.
La manovra prevede anche misure mirate alle piccole e medie imprese, cuore dell’economia nazionale. Tra queste, la proroga del credito d’imposta del 50% per la quotazione in borsa delle PMI, il rifinanziamento della Nuova Sabatini per l’acquisto di beni strumentali, e nuovi fondi per gli investimenti nel Mezzogiorno.
Per sostenere la copertura finanziaria della manovra, il Governo ha previsto un contributo straordinario da parte del settore bancario e assicurativo, che dovrà garantire oltre 11 miliardi di euro nel triennio 2026-2028. Parallelamente, la revisione della spesa pubblica dovrebbe portare un risparmio di circa 2,3 miliardi di euro già a partire dal 2026, mentre una parte dei fondi arriverà dalla rimodulazione del PNRR. Sul fronte del welfare, vengono confermati i principali incentivi alle famiglie: proroga dei bonus per i figli, ampliamento dei congedi parentali e agevolazioni per i fringe benefit dei lavoratori dipendenti.
Nel complesso, la manovra segna una linea di continuità con gli ultimi anni: incentivi fiscali mirati, sostegno al lavoro e razionalizzazione della spesa pubblica. Tuttavia, non mancano le incognite. Il taglio delle tasse dovrà fare i conti con un quadro macroeconomico incerto, un debito pubblico che resta sopra il 137% del PIL e margini sempre più stretti per la spesa corrente.
Per le imprese italiane, la manovra rappresenta un’opportunità ma anche una prova di resistenza. Chi riuscirà a reinvestire potrà beneficiare degli sgravi; chi invece fatica a generare utili rischia di restare escluso. L’Italia prova così a rilanciare la crescita con una politica fiscale più favorevole, ma il successo dipenderà dalla capacità di trasformare gli incentivi in investimenti reali e occupazione stabile.
