L’industria automobilistica europea sta pagando un conto devastante per l’adozione del Green Deal. Obiettivi stringenti sulle emissioni, norme rigorose e costi energetici elevati hanno contribuito a un calo drastico della produzione e a una crescente fuga di posti di lavoro.
Nel primo semestre del 2025, Stellantis ha registrato un crollo del 27% nella produzione in Italia rispetto al 2024, con meno di 222.000 veicoli prodotti nei sei mesi – dato che segue un calo del 37% nell’anno precedente. I sindacati e il ministro per l’Industria hanno direttamente collegato questo scenario ai target inaspriti sulle emissioni CO₂ imposti dall’UE nell’ambito del Green Deal .
La crisi italiana rispecchia una tendenza europea: nel 2024, l’intero settore dell’auto ha perso oltre 88.000 posti di lavoro, accompagnando un calo complessivo della produzione del 6,2%. Stabilimenti in Belgio, Germania e altrove hanno già chiuso o ridotto drasticamente i turni. Il motivo principale è nel piano per riportare l’Europa alla neutralità carbonica entro il 2050. Promulgato nel 2020, il Green Deal ha introdotto regole stringenti, tra cui l’azzeramento della CO₂ per le nuove auto entro il 2035: limiti che richiedono un’accelerazione drammatica verso i veicoli elettrici.
Tuttavia, la transizione non sta avvenendo in modo equilibrato. I costi della riconversione sono elevati, la domanda di elettrico in Europa sta rallentando e la concorrenza cinese nel settore EV è aggressiva, anche grazie a catene di approvvigionamento integrate e costi energetici inferiori. Senza misure di sostegno, gli impianti europei rischiano di restare vuoti per anni. Per cercare di limitare i danni, recentemente l’UE ha concesso una pausa: i target 2025–2027 per le emissioni CO₂ sono ora dilazionati fino al 2027, offrendo una boccata d’ossigeno alle case automobilistiche. Ma si tratta di una soluzione temporanea che non affronta in alcun modo la debolezza strutturale di fondo.
Uno studio di Transport&Environment avverte che, senza un reale sostegno industriale, l’abbandono del target 2035 o il fallimento della transizione potrebbe mettere a rischio un milione di posti di lavoro e ridurre di 90 miliardi il contributo del settore all’economia UE entro il 2035. Al contrario, se mantenuto e affiancato da politiche adeguate, l’industria potrebbe tornare ai picchi post‑2008, producendo fino a 16,8 milioni di auto all’anno. È proprio qui che emerge la lacuna del Green Deal: la scommessa su ambiente e competitività è fino ad ora venuta meno. Senza un piano che intervenga anche sul costo dell’energia, sugli incentivi e sulle filiere, la transizione rischia di finire in stallo o addirittura di devastare il tessuto industriale europeo.
In conclusione il Green Deal non è una minaccia per l’ambiente, ma per chi non riesce a sostenere il cambiamento. La sfida cruciale ora non è abbassare le emissioni ma mantenere viva un’industria strategica. E per farlo Bruxelles dovrà accompagnare il percorso con meno dogmi e più pragmatismo, attivando sostegni reali per l’industria, la filiera e i lavoratori.
