Nonostante l’introduzione dei nuovi dazi americani e le tensioni commerciali che attraversano i mercati internazionali, l’export italiano continua a crescere. Secondo gli ultimi dati Istat, nel mese di settembre le esportazioni verso i Paesi extra Ue sono aumentate del +15,8% su base annua, con risultati particolarmente positivi verso gli Stati Uniti (+34,4%), i Paesi OPEC (+23,8%) e il Giappone (+15,6%).
Un segnale che testimonia la tenuta e la competitività del Made in Italy anche in un contesto di regole commerciali sempre più rigide. “Le nostre imprese stanno dimostrando una straordinaria capacità di adattamento – commenta Stefano Ruvolo, Presidente nazionale di Confimprenditori –. Nonostante dazi e barriere, l’Italia esporta sempre di più, perché il mondo continua a chiedere qualità, affidabilità e bellezza: tre parole che restano la nostra migliore politica industriale.”
I settori più dinamici restano l’agroalimentare, la meccanica, la moda e l’arredo, comparti che negli ultimi mesi hanno registrato tassi di crescita a doppia cifra sui mercati extra europei. Anche le importazioni sono aumentate in modo significativo (+76,8% dagli Stati Uniti), segno di un intercambio commerciale vivo e di una rete industriale che continua a investire.
“Il nostro export non è trainato dal caso – prosegue Ruvolo – ma dal lavoro di migliaia di piccole e medie imprese che hanno scelto di innovare, digitalizzare, aprirsi ai mercati esteri. La politica dei dazi, in questo contesto, non ha frenato la voglia di crescere: ha semplicemente costretto le aziende a essere più agili e strategiche.”
Secondo Confimprenditori, la crescita dell’export extra Ue è anche il risultato di un sistema produttivo sempre più integrato e flessibile, capace di trovare soluzioni alternative per aggirare gli ostacoli commerciali. “Molte PMI – spiega Ruvolo – hanno diversificato i canali di vendita, puntato su piattaforme digitali e stretto nuove alleanze distributive. È un modo concreto di fare politica industriale dal basso, senza aspettare le grandi strategie di Bruxelles.”
Tuttavia, l’associazione invita il Governo e l’Unione Europea a non sottovalutare le ricadute di lungo periodo dei dazi imposti dagli Stati Uniti e della concorrenza asiatica. “L’Europa deve rispondere non con nuovi vincoli ma con politiche di sostegno all’export, semplificazioni doganali e incentivi all’internazionalizzazione. Le imprese italiane non chiedono sussidi, chiedono regole chiare e un contesto competitivo equo.”
La crescita dell’export italiano fuori dall’Unione Europea, in controtendenza rispetto alle previsioni, dimostra che il Made in Italy resta un marchio vincente, anche quando il mercato globale alza le barriere. “Il mondo compra ancora italiano – conclude Ruvolo – perché compra valore, cultura, tradizione e innovazione. È su questi pilastri che dobbiamo continuare a costruire la nostra forza, nonostante tutto.”
