Oggi: 6 Giugno 2026
27 Giugno 2025
3 min. lettura

In Italia crolla il potere di acquisto delle famiglie

Negli ultimi dieci anni, il potere d’acquisto degli italiani ha subito una trasformazione profonda, spesso più evidente nelle tasche dei cittadini che nei titoli dei giornali. Tra inflazione, stagnazione salariale e crisi cicliche, la capacità reale delle famiglie di sostenere il proprio tenore di vita si è progressivamente ridotta, cambiando le abitudini di consumo, le priorità economiche e il rapporto con il risparmio.

Nel 2014, l’Italia usciva lentamente dalla lunga crisi del debito sovrano, con un’inflazione prossima allo zero e un’economia ancora debole. I salari reali, cioè al netto dell’inflazione, erano sostanzialmente stagnanti, ma i prezzi contenuti garantivano un equilibrio fragile. Tuttavia, a partire dal 2021 – con la fine della pandemia e l’inizio delle tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina – lo scenario è cambiato drasticamente. L’inflazione ha ricominciato a correre, trainata dai prezzi energetici e dalle difficoltà nelle catene di approvvigionamento globali.

Il biennio 2022-2023 ha segnato un punto di svolta: mentre l’indice dei prezzi al consumo cresceva a ritmi che non si vedevano dagli anni Ottanta, i salari nominali rimanevano pressoché invariati. Di fatto, la perdita del potere d’acquisto in quel biennio ha superato il 10% in molti settori, colpendo in modo particolare i lavoratori dipendenti, i pensionati e le famiglie a basso reddito.

Anche nel 2024 e nei primi mesi del 2025, nonostante un rallentamento dell’inflazione, i salari non sono riusciti a recuperare pienamente il terreno perduto. Le famiglie hanno risposto riducendo i consumi non essenziali, modificando le abitudini alimentari, rimandando acquisti importanti e facendo ricorso crescente a prestiti e rateizzazioni. L’industria dei beni durevoli, la ristorazione, il turismo interno e il commercio al dettaglio hanno subito un impatto diretto da questo cambiamento.

Il carrello della spesa è uno dei simboli più evidenti della crisi del potere d’acquisto. A parità di quantità, oggi una famiglia media spende circa il 20-25% in più rispetto a dieci anni fa per prodotti alimentari di base. L’aumento dei costi dell’energia, dei trasporti e dell’abitazione – in particolare degli affitti – ha aggravato ulteriormente il quadro, lasciando meno margine per il risparmio e l’investimento.

Nel frattempo, le PMI e il commercio tradizionale hanno visto ridursi il bacino di consumatori con capacità di spesa stabile. La polarizzazione sociale ed economica è aumentata: mentre una fascia ristretta della popolazione ha beneficiato della ripresa dei mercati finanziari e della crescita di settori ad alta tecnologia, la gran parte dei cittadini ha dovuto affrontare un impoverimento graduale, spesso nascosto da numeri macroeconomici positivi ma scollegati dalla realtà quotidiana.

Guardando al futuro, le sfide sono chiare. Occorre una politica salariale più incisiva, che accompagni la crescita della produttività. Servono misure fiscali a sostegno delle famiglie e delle imprese, che riducano la pressione su consumi e investimenti. Ma soprattutto, è urgente mettere al centro dell’agenda politica il tema del reddito reale, senza lasciarlo soffocare tra vincoli di bilancio e promesse elettorali. Perché un Paese che perde il potere d’acquisto perde anche coesione sociale, competitività e fiducia nel proprio futuro.

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