È successo ancora. Un’altra nave civile è stata affondata nel Mar Rosso, nel cuore della rotta commerciale tra Europa e Asia. Questa volta a finire sotto attacco è stata la Ethernity, colpita e fatta affondare dai ribelli Houthi nello Yemen, in un gesto che non è solo simbolico, ma strategico, economico, geopolitico. Un attacco mirato, rivendicato con orgoglio, che conferma come lo specchio d’acqua che collega Suez al Golfo di Aden sia diventato un campo di battaglia, con ripercussioni globali.
L’Ethernity non trasportava armi, né militari, né rappresentava un obiettivo bellico. Era una nave commerciale. Simbolo di quella normalità economica che tiene in piedi il mondo. Eppure, è affondata. Un messaggio chiarissimo: nessuno è al sicuro, nessun carico è neutrale, nessuna rotta è garantita. Gli Houthi non stanno solo sfidando Israele o gli Stati Uniti: stanno paralizzando i flussi globali, stanno mettendo in ginocchio il commercio marittimo internazionale.
L’inerzia della comunità internazionale è inquietante. L’Europa balbetta, gli Stati Uniti intervengono a intermittenza, e intanto i costi del trasporto marittimo volano, le assicurazioni lievitano, le navi deviano per migliaia di chilometri aggirando il Capo di Buona Speranza. Una follia economica e ambientale, figlia del vuoto politico e dell’illusione che la globalizzazione possa funzionare senza sicurezza.
Chi paga il conto? Le imprese. Ancora una volta. Quelle che esportano, quelle che importano, quelle che dipendono da forniture regolari e tempi certi. Dalla filiera agroalimentare alla meccanica, dalla moda al farmaceutico, il sistema produttivo europeo – e italiano in particolare – è sotto attacco indiretto. Senza protezione, senza tutele, senza voce.
L’affondamento dell’Ethernity è più di un atto di guerra. È la dimostrazione di quanto fragile sia il nostro sistema. Un colpo al cuore del commercio globale, ma anche un segnale di quanto stiamo sottovalutando la nuova geografia del potere. Mentre i ribelli yemeniti dettano legge sul mare, noi discutiamo di cavilli, rinviamo decisioni, ci culliamo in una normalità che non esiste più.
Se non ci sarà una reazione decisa, un piano europeo coordinato, una politica estera che difenda davvero gli interessi economici del continente, il Mar Rosso sarà solo l’inizio. Perché il mondo non aspetta, e chi non protegge i suoi traffici, prima o poi perderà la sua sovranità economica. Un Paese che non sa difendere il mare, non saprà mai difendere le sue imprese.
