Con la presentazione del nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il periodo 2028–2034, Bruxelles apre una delle partite politiche ed economiche più decisive del prossimo decennio. Un documento da oltre 1.100 miliardi di euro che dovrà essere approvato all’unanimità dai 27 Stati membri. Ed è proprio su questo punto che l’Italia è chiamata a un ruolo strategico: confermare il bilancio o porre un veto. Confimprenditori non ha dubbi su quale debba essere la linea da seguire.
“L’Italia non può firmare un bilancio che ignora le esigenze delle sue imprese. Se non verrà cancellato il Green Deal e inserito un piano serio per il rilancio dell’automotive europeo, il governo italiano deve dire no. È un dovere politico e industriale”, ha dichiarato il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.
Al centro delle critiche dell’associazione, il peso crescente che le politiche ambientali europee stanno esercitando su settori chiave del sistema produttivo. Secondo Ruvolo, il Green Deal si è trasformato in un freno per la manifattura, colpendo in particolare le PMI dell’indotto automobilistico, oggi in forte difficoltà a causa dei target sulle emissioni e della concorrenza cinese nel settore elettrico.
“La nostra industria sta morendo di regole – spiega Ruvolo – mentre la Cina inonda il mercato europeo di veicoli elettrici a basso costo. Le imprese italiane, in particolare quelle legate alla filiera dell’auto, stanno chiudendo. Serve un’inversione di rotta. Subito.”
Per Confimprenditori, la posizione dell’Italia sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE deve essere chiara: o Bruxelles cambia direzione o Roma deve bloccare l’accordo. La logica è quella del veto costruttivo: usare il potere negoziale per ottenere misure concrete, non semplici promesse. E tra queste, prioritarie sono due: l’abbandono definitivo del Green Deal in forma attuale e l’adozione di un vero piano industriale europeo, con risorse dedicate alla riconversione, alla ricerca e al rilancio del comparto automotive.
“La firma dell’Italia non può essere scontata”, ribadisce Ruvolo. Il governo ha l’opportunità storica di fare davvero la differenza in Europa. Non bastano dichiarazioni di principio: servono scelte coraggiose, azioni concrete, tutela degli interessi nazionali. Senza industria non c’è economia. E senza PMI non c’è industria.”
Mentre a Bruxelles inizia il negoziato sul bilancio 2028–2034, l’Italia può – e deve – alzare la voce. Il futuro delle sue imprese passa anche da qui.
