Il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per un anno nei confronti di Loro Piana, azienda simbolo del lusso italiano, oggi parte del gruppo LVMH. Il provvedimento è stato emesso nell’ambito delle misure di prevenzione antimafia, e si inserisce in una serie di iniziative analoghe già adottate nei confronti di altri marchi del settore moda.
Secondo quanto emerso, Loro Piana avrebbe affidato parte della produzione – in particolare giacche in cashmere – a una filiera che includeva subappaltatori terzi risultati coinvolti in attività di sfruttamento del lavoro, in particolare manodopera cinese impiegata in condizioni ritenute gravemente irregolari. Non risultano indagini penali in corso a carico dei vertici aziendali, né ipotesi di complicità diretta da parte della società. Il provvedimento si fonda sul concetto di agevolazione colposa: la mancata vigilanza sulla catena di subfornitura avrebbe, secondo la Procura, favorito l’infiltrazione di soggetti operanti in violazione delle normative sul lavoro.
Le ispezioni effettuate dal Nucleo Tutela del Lavoro dei Carabinieri presso alcuni laboratori hanno evidenziato turni fino a 90 ore settimanali, salari ben al di sotto dei minimi contrattuali, e condizioni di alloggio e igiene giudicate non conformi. Tra le società subappaltatrici figurano Evergreen Fashion Group, Clover Moda e Dai Meiying.
L’amministrazione giudiziaria – della durata iniziale di dodici mesi – potrà essere revocata anticipatamente qualora Loro Piana adotti misure idonee a rafforzare i controlli interni e a certificare l’intera filiera produttiva. In casi precedenti (Valentino, Dior, Armani), le aziende coinvolte hanno ottenuto il rientro alla gestione ordinaria già dopo pochi mesi, collaborando attivamente con gli organi giudiziari.
Il provvedimento non impatta direttamente sulla continuità produttiva né sull’operatività commerciale dell’azienda, ma comporta la presenza di un amministratore giudiziario affiancato al management, con il compito di verificare e migliorare le procedure di controllo interno, tracciabilità e selezione dei fornitori.
La vicenda si colloca in un più ampio filone di indagini sulla filiera del lusso in Italia, con particolare attenzione ai rapporti tra grandi brand e subfornitori terzi in aree produttive ad alta densità manifatturiera.
